Vergogna e Paura
Po’sentì ‘l fatto Vergogna e Paura,
quand’ell’udiron quel villan gridare,
ciascunasì vi corse a·llui aitare,
e quello Schifo molto s’assicura.
Idio e tutti i santi ciascun giura
Ched el[l]e ‘l mi faranno comperare:
allora ciascun mi cominciò a buttare;
molto mi fecer dispett’ e ladura;
e disson ch’i’ avea troppo fallato,
po’che Bellacoglienza per su’ onore
e lei e ‘l suo m’avea abbandonato,
ched i’ pensava d’imbolarle il fiore.
Dritt’era ch’i’ ne fosse castigato,
sì cg’i’ ne stesse ma’ sempre in dolore.
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Poiché Vergogna e Paura vennero a conoscenza di quanto accaduto, avendo udito gridare quel rozzo, entrambe accorsero ad aiutare lo Schifo che molto se ne rincuorò.
Ciascuno giura per Dio e per tutti i santi che l’avrei pagata cara. Allora tutti iniziarono a spintonarmi, con grandi gesti di disprezzo e ingiurie, dicendo che la mia colpa era stata troppo grande, poiché Bellacoglienza per il suo onore mi aveva lasciato se stessa ed ogni sua cosa, ed io pensavo di rubarle il fiore. Era giusto che io venissi punito cosicché ne provassi eterna pena.
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1. Po’: “poiché”, congiunzione, qui con valore temporale, ‘dopo che’, ‘dal momento che’, ‘giacchè’, anche nella loc. “a poi che”, “da poi che”. Variante antica da “poi ke”. Quando assume valore temporale, introduce un indicativo. Cfr. anche Pier della Vigna v.10 , 647: “Po’ ch’amor si faze sentire/dentro dal cor signorezar la zante”; Dante Alighieri, Inf. I,28: “Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso/ripresi via per la pioggia diserta”.
sentì: ‘venne a conoscenza’, ‘seppe’. Singolare, riferito ai due soggetti posposti Vergogna e Paura. Dal lat. sentire, part. pass. sensus, ‘ricevere un’impressione per mezzo dei sensi’, ‘percepire con la mente’, ‘intendere’,‘conoscere’, ‘giudicare’. Cfr. Novellino, XXVIII, 856 «La madre il manifestò aun’altra donna e quella a un’altra. Tanto andrà d’uno in altra che tutta Roma il sentì»; Giovanni Boccaccio, Dec.,5-3 (I, IV, 164) «Per interposta persona sentito che aggrado l’era, con lei si convenne di doversi con lui di Roma fuggire». Vergogna: soccorsa da Paura in CCVIII 13-CCXII; resiste a Venere in CCXX,9 sgg. che la rimbrotta in CCXXI; infine la sua fuga in CCXXV,13. Paura: insieme con Vergogna, sua cugina in CCXI,11, e sua fida compagna è messa alla custodia di Bellacoglienza da Castità e Gelosia in XIX,9 sgg; sono tra i portieri del castello di Gelosia in XXX; corrono in aiuto allo Schifo, dopo le prime concessioni all’Amante di Bellacoglienza, incatenano costei e maltrattano l’amante in CCIV,CCV.
2. villan: ‘rozzo’, riferito allo Schifo, così denominato fin dalla sua comparsa in VI,11. Dal b. lat. villanus composto da villa “casa di campagna” e dalla desinenza -anus indicante “appartenenza a qualche luogo” come in montanus, urbanus et sim. ‘Uomo del contado, che vive in campagna e lavora la terra’, ‘contadino’. Nel medioevo indicava il servo della gleba che risiedeva nel podere che coltivava. Per estens. ‘che è di estrazione sociale bassa’, ‘umile’, ‘maleducato’, ‘che ha modi incivili, irrispettosi, offensivi’. In particolare nel linguaggio della poesia cortese ‘che è privo di nobiltà, di gentilezza d’animo e quindi non è atto ad amare e a contraccambiare l’amore’. Ant. fr. vilain, prov. vilas. Ottantanove le occorrenze nella lirica francese 7,02-st. 5, v.4 «par costume sont vilain traïtor»; cinquantaquattro nella lirica provenzale 82,25 v. 2 «que le segles es vilas e malvatz». Cfr. Guittone, Lettere in prosa, 10 «unde esso, che/ nnon mai ingiuria fare, non villano, né laido è»; Dante Alighieri, Conv., IV, VII, 9: «Quelli che dal padre o d’alcuno suo maggiore buono è disceso ed è malvagio, non solamente è vile, ma vilissimo e degno di ogni dispetto e vituperio più che altro villano».
3. aitare: ‘aiutare’, ‘porgere soccorso, difesa, favore, protezione’, ‘fare oggetto di aiuto o di assistenza’, ‘soccorrere’, ‘agevolare’, ‘proteggere’. Dal lat. adiutus, onde *adiutare, supino ed intens. di adiuvare che ha lo stesso valore ed è composto dalla part. ad “a, verso” e iuvare, supino iutum “giovare”. Prov. ajudar. Tredici le occorrenze nella lirica provenzale 21,1 v. 33 «e no m’en vol ajudar»; Dante, Purg. IV, 133 «se orazione in prima non m’aita»; Jacopone (ed. Contini) 13, v. 17 «Or chiama i parenti, che te venga aitare». Nel Fiore anche atare, cfr. CCIX 10.
4.Schifo: dal fr. dangier “ritrosia, pudore”. Vieta all’Amante di cogliere il Fiore, VI,11 sgg fino al VII; fa parte dei portieri del castello di Gelosia, XXX 6; CXCIV 7; assale l’Amante dopo i primi consensi di Bellacoglienza, CCIII 5; e con Vergogna e Paura incatena costei CCV.
s’assicura: ‘si rincuora’, ‘si rassicura’. Da “assicurarsi”, qui nel senso di ‘acquistare sicurezza’, ‘riprendere coraggio’, ‘tranquillizzarsi’, ‘sentirsi sicuro, tranquillo’. Lo Schifo è rincuorato dal giungere in suo soccorso di Vergogna e Paura. La clausola è identica a quella di XXXVIII,14. Cfr. Dante Alighieri, Inf., XXVIII, 115: «E vidi cose che io avei paura, /sanza più prova, contarla solo;/se non che coscienza m’assicura/ la buona compagnia che l’uom fiancheggia,/ sotto l’asbergo del sentirsi pura»; Giovanni Boccaccio, Rime, I, 23 «con la sua faccia angelica e polita,/ or pena etterna or dolcezza infinita/ mi mostra, or m’assicura ora mi spave».
5.giura: qui con valore assoluto, regge “Idio e tutti santi” con valore dativo. ‘Affermare’, ‘promettere solennemente con un giuramento’, dal lat. iurare per iusare (iure-iurare) che è radicato nella voce di ius ‘diritto’,‘ragione’, ‘ciò che è giusto’, ‘ciò che è dovuto a qualcuno’: secondo gli antichi giuristi è propr. ‘chiamare la divinità in testimonianza di un diritto, di ciò che è giusto, della verità di ciò che si dice, imprecando contro di sé ove si mentisca o non si adempia una promessa’. Più semplice e più corretto è però riferirlo a jus nel senso originale di ‘legame’,‘vincolo’, propriamente ‘legarsi’, ‘impegnarsi’, ‘obbligarsi’. ‘Chiamare in testimonianza o i santi, o alcuna cosa sacra, per corroborare il proprio detto od obbligare la propria fede’. Prov. jurar. sedici le occorrenze nella lirica provenzale, 10,31, v. 24 «ben puosc jurar Dieu e Sain Nicholau».
6.[...]’l mi faranno comperare: ricalca la locuzione fr. le comparer o anche assoluto: ‘pagar cara’. comperare: ‘comprare’, ‘ottenere il possesso di un bene mediante il versamento di una somma di denaro’,‘acquistare’,‘acquisire un bene o un vantaggio con la persuasione’, ma anche ‘pagare il prezzo di una colpa’. Dal. lat. comparare, propr.‘agguagliare’,‘paragonare’, perché il compratore deve prima conguagliare il prezzo con la cosa che riceve in cambio. Ant. fr. comparer; diciotto le occorrenze nella lirica francese 84, 27-st. 3, v. 18 «qu’il m’est avis que la doi comparer». Fatti di Cesare, Luc. V, 7, 162.3 «Coloro che questa discordia cominciaro, la compraranno, e non ànno altro a fare che distendare loro teste, e ricevare lo taglio de la spada»; Bind. d. Scelto (ed. Gozzi), 157, 216.29 «Ma io vi dico che tale la comprarrà che non ci avrà colpa».
7.buttare: gallicismo. ‘Imprimere un movimento a qlco. o qlcu. per allontanarlo da sé o per levarlo dalla sua posizione o per mandarlo in una nuova posizione o contro o dentro qualcos’altro’, ‘spintonare’, ‘allontanare con spregio’, ‘dare colpi o spinte’, ‘percuotere’. Ha lo stesso etimo di “botta” che si trova in una radice germ. bot col senso di ‘spingere’. Altri lo riconducono al lat. pultare ‘urtare’, ‘picchiare’, e “botolare” (per “voltolare”) perduta la [ l ] per influenza del germ. bauton, bautan. Ant. fr. bouter. Cfr. Anonimo Rom., Cronica, XIV, 16, «L’onna buttava e moveva lo legno da lato in lato»; Tristano Cors., 56.39 «Et alora el se trade avanti per seno e comença a butar soi colpi de sì gran força ch’ello taia quanto ello açonç». 6 le occorrenze nella lirica francese 91,1-st. 1, v. 6 «or n’ i a fors jus bouter».
8.ladura: gallicismo, ‘l’essere laido’, ‘sporcizia’, ‘bruttezza’,‘infamia’, ‘parola o azione oscena’, forse prestito di laideur (dal fr. laid da cui anche l’it. laido) con riduzione toscana del dittongo ascendente come lada in CXCIV,10, a differenza di laidura in LXXXI,13. Forse dall’ant. b. ted. laidh ‘esoso’, ‘ingrato’, ‘cattivo’ e propr. ‘affligente’, ‘spiacevole’,‘che è sgradevole ai sensi’. Cfr. Roman de la Rose v.14987 laidure. Cfr. Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1776 «chè molti sconoscenti/ troverai fra le genti,/ che metton maggio cura/ d’udire una laidura/ ch’una cosa che vaglia»; Zucchero, Esp. Pater, 28.2 «anzi soffera fame e sete, freddo e caldo e laidura,e molte amaritudine». Nove le occorrenze di laidure nella lirica francese 258,8-st 1, v. 6 «si que nus n’ en dit laidure».
9.fallato: ‘commesso una colpa’, ‘mancato’, ‘peccato’, ‘che non ha mantenuto la parola data’, ‘fedifrago’. Dal lat. fallare var. di fallere da cui l’italiano “fallire” che tuttavia vale soltanto ‘mancare’, ‘venir meno’. Il verbo differisce inoltre nell’uso da “errare” che presuppone sempre una mancanza di giudizio da parte del soggetto. Col medesimo significato cfr. XLII 7, 9; Guittone, Rime (ed. Egidi), son. (D.) 120, v.9 «se per fallanza v’avesse fallato,/ perdonimi vostra conoscenza»; Antica poesia cortese 417.15 v. 267 «Se pur uno poco t’avesse fallato,/ o elle mani o elli piei t’avarea dato».
10.per su’onore: cfr. CCII 11. onore: ‘buona reputazione’, ‘prestigio di cui una persona gode in base ai propri meritie alle proprie capacità o in rapporto ai valori etici e sociali dominanti’,ma anche ‘rispettabilità’, ‘onorabilità’ conferita soprattutto alla donna dalla salvaguardia della propria illibatezza, della fedeltà coniugale, dal pudore sessuale in genere. In questo contesto il riferimento è appunto alla purezza di Bellacoglienza, la quale, non essendo ancora sposata, non ha ancora avuto rapporti sessuali, in conformità al dettato morale cristiano tipico della società medievale. Dal lat. honore(m) (tardo honor-oris in sostituzione del class. honos, usato fino all’epoca imperiale). Cfr. Brunetto Latini, Rettorica, 189.2 «siemo divenuti vile populo sanza onore e sanza grazia e sanza autoritade»; Guittone, Rime (ed. Egidi), canz. 9, v. 18 «poi lei che n’terra è dea/de beltade e d’onore/ e de tutto valore che pregio tene».
11.lei e‘l suo: ‘lei e ciò che le appartiene’;
abbandonato: gallicismo. ‘Lasciato’, ‘concesso’, ‘ceduto’, ‘donato’. Da “abbandonare”, ‘lasciare definitivamente o per lungo tempo’, ‘allontanarsi’, ‘separarsi da qlco. o qlcu.’, ‘rinunciare a una cosa’, ‘gettar via’, ‘concedere in dono’. Dal fr. abandoner, a sua volta dall’ ant. fr. “à bon doner” ‘consegnare alla mercè’. Cfr. Dino Compagni, Cronica, I, 12, 141.10 «Giano della Bella sopradetto, uomo virile e di grande animo, era tanto ardito che lui difendeva quelle cose che altri abbandonava, e parlava quelle che altri tacea»; Fatti di Cesare L. Luc., 7, 19, 223.18 «Dipartito lo stormo di Tesaglia, quando li combattitori de la gente di Pompeo non potero più durare, lassaro lo campo a Cesare; e Cesare abandonò tutti gli arnesi alli suoi cavalieri».
12.imbolarle: ‘rubarle’, ‘involarle’, var. di “involare”, ‘portare via furtivamente’, ‘rubare’, ‘rapire’, ‘ottenere con destrezza’, ‘carpire’. Dal lat. involare che propr. significa ‘volare dentro’, ‘volare sopra’, onde ‘avventarsi contro’ e metaf. ‘rapire’, ‘rubare apertamente o di nascosto’, similitudine ripresa dagli uccelli che si gettano avidamente sull’esca. Altri, nel senso di rubare, la ritengono voce composta dalla particella in ‘verso’ e da vola ‘palma della mano’, cioè ‘afferrare’, ‘agguantare’. Ant. fr. embler, prov. emblar. Cfr. Giovanni Boccaccio, Dec.,IV, 10 «Ruggieri era stato preso a imbolare in casa de’ prestatori»; S.Caterina, Libro div. Dottr, 51 «lo ’ntelletto fa come il ladro che imbola l’altrui». 18 le occorrenze nella lirica francese 65,42-st. 4, v. 29 «maiz ne lor vaut, bien lor savroie embler». Ventuno le occorrenze nella lirica prov. 331,1,v. 29 «ben gent me sap lo cor emblar».
13.dritt’era: ‘era giusto, ragionevole, onesto, legittimo, esatto’, var. di “diritto”, dal lat. directus part. pass. di dirigere, ‘fatto, condotto e anche posto in linea retta’, dunque ‘retto’, che cioè è ‘conforme ad un principio di giustizia dal quale debbono prender norma e misura gli atti della libertà umana’, ‘conforme ai principi morali’. Prov. dreit, fr. droit. Cfr. Egidio Romano, III, pt. 2, 17 «se l’uomo vede che la battaglia sia dritta ad imprèndare, cioè che l’uomo abbia il dritto dal suo lato, l’uomo die guardare la forza e la potenza di quelli che sono nel reame»; Brunetto Latini, Rettorica, 150.6 «et dice che dittare è un dritto et ornato trattamento di ciascuna cosa, convenevolmente aconcio a quella cosa». Centoquindici le occorrenze nella lirica provenzale 434a,78, v. 13 «dreit a dreit razonat»; cinquecentosette quelle nella lirica francese 1,6-st.6, v. 47 «a ces mos par droit entent».
14. ma(ì): rafforzativo di sempre.